LUISS

Justice

R. Ferrari Zumbini – L’Europa del diritto al crocevia: un reticolo di quesiti

Abstract:

L’integrazione europea ha dato vita ad una realtà giuridica priva di precedenti nella storia dell’Occidente: ciò ha determinato una vicinanza inaspettata fra Medio Evo e rivoluzione francese. Il mondo medioevale si era forgiato in assenza di uno Stato e con un diritto “dal basso” (il diritto comune a derivazione romanistica). Non era, insomma, l’autorità di un atto politico (promulgazione o atto similare) a infondere vigore alle norme.

Il mondo moderno aveva costruito il diritto “dall’alto”, che si affermava attraverso gli strumenti del Codice, dell’Assemblea costituente, delle Carte fondamentali, della legge formale; insomma, atti giuridici forti dell’autorità del potere legittimo.

Eppure, nonostante l’enorme diversità socio-culturali dei contesti e dello strumentario giuridico circostante, il pater della tradizione romanistica aveva forti similitudini sostanziali con il père del Code Napoléon (del 1804) e il padre del codice civile italiano (del 1940). Mentre quel pater, quel père e quel padre poco hanno in comune con il “genitore 1/genitore 2” del dibattito attuale, proprio dell’Unione europea.

Il momento di decisiva cesura è rappresentato dal trattato di Maastricht (1991), che ha segnato la nascita dell’Unione europea.

Dopo Maastricht è invece innegabile come le fonti non possano più essere messe a sistema secondo i classici criteri di competenza e (ancor meno) di gerarchia. Di conseguenza, diviene inattuale e bisognevole di profonda riconsiderazione anche una metodologia consolidata di trasmissione della cultura giuridica (a cominciare dalla didattica universitaria).

Mettendo a sistema quanto accennato, si possono quindi enucleare due grandi questioni:

La prima grande problematica riguarda l’eclisse delle posizioni giuridiche soggettive;

La seconda grande problematica riguarda il sistema delle fonti, la sua crisi e le prospettive evolutive che lo attraversano in seguito all’introduzione dei principi di sussidiarietà e circolarità della produzione normativa.

Risultano messi in discussione gli schemi operativi che da sempre hanno accompagnato l’azione dello Stato moderno in Europa, come ad esempio la dicotomia fra pubblico e privato, che oggi è profondamente incisa (a tacer d’altro) dall’operatività trasversale della nozione di economicità, di conio giurisprudenziale europeo.

La stratificazione dei livelli e la moltiplicazione dei soggetti abilitati ad introdurre regole giuridiche recano con sé, peraltro, come naturale corollario, significativi e concreti riflessi sulla giurisdizione.

Si crea, così, una fisionomia ordinamentale del tutto inedita.

Da un lato, la norma giuridica diviene strumento concreto per l’amministrazione di interessi. Dall’altro lato, la stessa giurisdizione si allontana dal momento ermeneutico per diventare essa stessa una ulteriore, diversa sede di composizione di interessi.

 Linee direttrici di una ricerca:

a)  cosa rimane del “vecchio”? occorre una preliminare presa d’atto di come la direzione del sistema sia ormai nettamente orientata verso la formazione di poteri pubblici complessi (non tutti riconducibili ad una tradizionale legittimazione politico-rappresentativa, e perciò bisognevoli di una rilegittimazione partecipativa, ancora tutta da costruire),

b)  cosa conservare del “vecchio”?

c)   cosa costruire di “nuovo”?

In sede di prima approssimazione, questi sono gli spunti iniziali per una ricerca che aspira a collegare i punti di sofferenza nelle varie branche del diritto, cercando d’individuarne un percorso concettuale comune nella costruzione delle nuove categorie giuridiche.

R. Ferrari Zumbini – L’Europa del diritto al crocevia

Pubblicato il 18 marzo 2014

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